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PRIMO AMORE, il nuovo film di Matteo Garrone, musiche sempre più rarefatte e romantiche della Banda Osiris, per una storia d'amore che si trasforma, quasi inavvertitamente, in un reciproco gioco al massacro.
Attraverso un annuncio Vittorio incontra Sonia. Lui, che di mestiere fa l’orafo, vorrebbe modellare il suo corpo e la sua mente come il fuoco fa con l’oro dei suoi gioielli. Lei, resta prigioniera del vincolo amoroso. I due amanti si isolano perdendo progressivamente il contatto con la realtà e con il resto del mondo.
IL CD NEI NEGOZI !!!


link: www.fandango.it

ORSO D'ARGENTO
MIGLIOR COLONNA SONORA
54° festival internazionale di Berlino
PRIMO AMORE

BERLINALE FLASH
Sera. Esterno Hotel Marriot di Berlino. La discussione è animata: "Come mi sta il vestito?". "Sembriamo troppo seri" "Ma lo sanno che siamo teatranti e per di più comici?". Il nostro sguardo cade sulle strade poco affollate.

Flashback: 1981, stiamo suonando in strada, gente che ride intorno a noi. Sant’Arcangelo, Festival del Teatro di Strada. Un’organizzatore tedesco si avvicina, si complimenta. Brema, Francoforte, Colonia, e poi Francia Spagna Austria Ungheria Italia. Cartoline diverse ma sempre uguali: SALUTI DA, e noi là sotto in una via o in una piazza circondati da un capannello di gente.
Arriva un’automobile con le insegne del Festival. Saliamo e ci accodiamo al lento corteo delle auto di rappresentanza. "Ok: ringraziamenti seri. Essenziali, non banali". I fari delle auto sembrano riflettori.

Flashback: Lisbona 2002, tra mille riflettori di un palcoscenico con un’orchestra di ottanta elementi. Tre direttori in contemporanea si dividono l’orchestra. Caos sonoro, brani che si incrociano. Non ci resta che dirigere con una pistola, gente che ride intorno a noi.
Esterno palazzo della Berlinale. Le portiere dell’ automobile si aprono simultaneamente. Scendiamo. Gli unici flash che scattano sono quelli dei turisti che immortalano Potsdamer Platz. "Parliamo in inglese o in italiano?" "In italiano, l’inglese lo parliamo troppo male, e se si mettono tuti a ridere? Non mi pare il caso". Una selva di telecamere.

Flashback: 1999, stiamo suonando con Antonella Ruggiero, lei Biancaneve noi settenani, gente che ride intorno a noi. Altre telecamere, altri studi televisivi. Un microfono. Uno studio radiofonico. Caterpillar. La nostra sigla. Su di un palco con Frankie HiNRG, fiato nei tromboni. Non basta mai il fiato per suonare dal vivo la sigla di Caterpillar ai caterraduni. ti chiedono l’anima, e tutta l’energia che hai in corpo, ma non ti puoi risparmiare di fronte ad un popolo di entusiasti che ti carica sempre di più.
Hall del palazzo della Berlinale. In una saletta ci offrono da bere. Adrenalina a mille. La pressione sale. Pausa di compensazione a base di champagne. La pressione sale ancora. Seconda pausa di compensazione. Alla terza pausa quasi ubriachi troviamo l’accordo. Discorso breve, telegrafico ma incisivo : "Vorremmo ringraziare prima di tutto la giuria, poi la Fandango e soprattutto la persona che da sempre ha creduto in noi: il regista Matteo Garrone.

Flashback: 1997. A cena con Matteo dopo il nostro spettacolo, gente che ride intorno a noi. Ci interesserebbe fare le musiche del suo film? Sguardi stupiti. "Ospiti" il film e ospiti noi in un mondo sconosciuto. Qualcosa di nuovo da costruire. Impalcature e cantieri. Berlino? No, è la Roma pre-Giubileo delle immagini iniziali di "Estate romana" dove il nome della Banda compare per la seconda volta. I fotogrammi avanzano velocemente. Stop. Uno studio di registrazione. Enrico Rava che suona il tema de "L’imbalsamatore". Tutto si mescola, rumori e musica, i pali che sfilano sulla strada, le bolle e il risucchio dell’auto nell’acqua diventano musica.
Interno palazzo della Berlinale. L’annunciatrice dice qualcosa tipo: "Beste Filmmusik... (e dillo, dai)... Banda Osiris". Voliamo sul palco. La poliziotta di "Fargo", che in questo caso è anche presidente della giuria, ci bacia, con la leggerezza di un piccolo clown, il direttore ci accompagna al microfono. Ripassiamo mentalmente la dichiarazione. “Cantate, sing a song, non parlate! Muzica!" urla saltellando il direttore alla platea. Tre sguardi rapidi, un lungo respiro e: "Aggio cumprato ‘nu cammello, aggio comprato ‘nu turbante...". Incastri ritmici, energia, stupore per un Caravan Petrol che scatena applusi. Gente che ride intorno a noi. Flash! Almeno una quarantina di fotografi che urlano davanti al palco, ci chiamano, E’ una babele di lingue, noi ci divertiamo a mostrare l’Orso. Flash! Una grande felicità inattesa. Prego ancora un flash! Die bar, die baer, l’orzo, vedere l’orzo! Noch eine flash!

Flashback interno macchina ieri pomeriggio in viaggio verso Rimini ci avevano telefonato per comunicarci che avevamo vinto. Vinto che cosa? Ma esiste anche un premio per le musiche? Ci stavamo andando per “Guarda che luna”, un omaggio a Buscaglione, uno spettacolo che è una magìa di luci e sogni insieme ad Enrico Rava, Gian Maria Testa, Stefano Bollani. Mica sarà uno scherzo?
Non sono uno scherzo i baci della giuria. Flash, ogni bacio un flash. Una giuria così composita. Ricca di tutte le parti del mondo. Colori e sorrisi. Fermi, non muovetevi! Flashback continui si susseguono rapidi, grazie ad un piccolo orso, peso arrabbiato, dei venticinque anni che festeggeremo a maggio, partiti in strada, come musicisti ambulanti, a credere nella potenza della musica che è soprattutto autoironia e divertimento, a non credere di essere mai arrivati, a continuare a stupirsi della propria novità, a cercare da buoni autodidatti la specificità di ogni mezzo: disco, cinema, teatro, radio. Comunicare una curiosità e una leggerezza che faccia sorridere prima di tutto noi. Che ci faccia cadere dalle nuvole come quando si sogna.

 

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